“SISTEMI DI GESTIONE, UNO SPUNTO AL MESE: LE VOCI DEI PROFESSIONISTI”
Per la nostra rubrica “Le voci dei Professionisti” prosegue la serie dedicata a tematiche e spunti sui sistemi di gestione, curata dall’Ing. Andrea Saviano, che in questo articolo ci fornisce spunti interessanti in merito alla terminologia. Buona lettura!
Cos’è un KLTSS CFO? Traduciamo per i comuni mortali
Chi parla per non farsi capire, solitamente, utilizza paroloni, inglesismi e acronimi; tuttavia, chi sa bene la materia, la sa spiegare in maniera estremamente semplice.
Kaizen, Lean Thinking, Six Sigma for… dummies
Negli USA esiste una folta letteratura for dummies, cioè per “imbranati” o “negati” che dir si voglia, proviamo oggi un approccio simile.
Kaizen, Lean Thinking e Six Sigma sono termini molto utilizzati, abusati e spesso dati quasi per scontati, come se nella vita, tutti noi facessimo di mestiere il consulente aziendale. In realtà (proprio come dicono i vip, cioè i venditori all’ingrosso di paroloni) questi sono dei marchi per costruire dei brand (il brand è l’immagine che uno si fa di una cosa, più questa immagine è simile a una “sega mentale” e più, solitamente, si è disposti a pagare per averla).
– Partiamo dal Kaizen (termine di origine giapponese che non ha nulla a che fare con frasi irrispettose tipo “fatti i Kaizen tuoi”), potremmo tradurlo l’imperfetta perfezione a cui aspiriamo e che attuiamo lavorando su noi stessi con la tecnica dei piccoli passi. Soprattutto, tramite piccoli gesti, solitamente quotidiani (le routine) per spezzare un quieto vivere in cui ripetiamo un sacco di gesti pur sapendo che sono sbagliati. Einstein direbbe: follia è fare sempre la stessa cosa, aspettandosi risultati diversi (citare Einstein un po’ a caso è molto da vip, al punto che a Einstein ormai vengono attribuite frasi che non risulta egli abbia mai detto). Per il Kaizen lo standard è una prestazione che siamo in grado di ottenere senza sforzo, ma – nel concetto di miglioramento continuo a piccoli passi – è un’asticella che possiamo alzare se… ci interessa farlo.
– Passiamo al Lean Thinking (termine coniato un bel dì negli USA alla presentazione di un report sulle aziende innovative, soprattutto in termini di ottimizzazione dei propri processi), in italiano viene detto “pensiero snello” ma si tratta di una orrenda traduzione. Il Lean Thinking è rammentare a se stessi che le aziende non nascono per generare costi ma profitti. Quindi, ragionare per centri di costo è una follia. Le attività di trasformazione – tutte – nascono per generare una qualche forma di valore (da cui il “valore aggiunto”, termine che esce spesso dalla bocca di coloro che amano la matematica solo se i numeri sono seguiti o preceduti dal simbolo di qualche moneta).
– Infine il Six Sigma (termine coniato negli USA per dare “six appeal” alla statistica, materia odiata da tutti, soprattutto da Trilussa, dai polli e dalle rosticcerie). In pratica è l’utilizzo della statistica per poter (inferire) trarre una qualche conclusione oggettiva dai dati a disposizione. Aldilà dell’utilizzo di metodi statistici per arrivare a oggettivare le conclusioni, il Six Sigma vede come odiato nemico la variabilità (o varianza o volatilità o inaffidabilità… come tutti i cattivi che si rispettano questo nemico pubblico numero uno ha molti alias, gli statistici lo chiamano sigma quadro).
Chief Financial Officer
Il termine CFO è un modo elegante per illudere una persona che lavora in contabilità di essere importante anche se non lo è. I titolari d’azienda sanno bene che è più facile regalare un titolo che aumentare uno stipendio, per cui sono piuttosto “generosi” nell’elargire titoli come: super visore; con quel super che fa subito immaginare al neo promosso che, da oggi in poi, si recherà al lavoro volando e indossando una tutina aderente e un mantello.
Il CFO (cioè questo “personaggio dei fumetti”) ha il “super potere” di migliorare i conti aziendali. Ha frequentato prestigiose scuole (più spesso Hogwarts, meno spesso Harward).
Oltre alla contabilità analitica (quella utilizzata per creare Stati Patrimoniali e Conti Economici civilistici (cioè l’analogo della dichiarazione dei redditi ma per le aziende), conosce anche la contabilità industriale e la contabilità direzionale (almeno sulla carta, dove la carta è il diploma ovvero il titolo di studio che ha ottenuto).
Attenzione, quando mette insieme i numeri per la contabilità direzionale non vuole essere chiamato CFO ma controller (perché nelle vesti di controller tiene sotto controllo i costi).
Tuttavia, se il CFO evolve allo stadio di KLTSS-CFO qualcosa nella sua testa cambia (avete presente i raggi gamma e altre tipologie di radiazioni che nella vita reale provocano tumori ma nel mondo Marvel creano super-poteri?).
Irradiato da questo nuovo thinking (modo di pensare), accade qualcosa di miracoloso!
Il suo approccio passa dal pensare il mondo come un insieme di “centri di costo” a vederlo come un insieme di “centri di profitto”. Al grido di guerra “genba kaizen”, come un kamikaze esce dal suo ufficio per precipitarsi con il suo computer portatile nei reparti e, in tal modo, coinvolgere le altre persone, così da avere una visione sistemica del flusso di denaro di cui lui deve tenere la contabilità.
Bella questa storia, vero?
Peccato che sia solo un bel fumetto della Marvel!
Torniamo con i piedi per terra
Lasciamo da parte le narrazioni mitiche dei fuffa-guru e pensiamo alle PMI italiane, cioè realtà aziendali in cui l’arte di arrangiarsi è l’unico “superpotere che funziona”. La contabilità è spesso il nemico pubblico numero uno con la sua burocrazia e con il suo approccio ai numeri. Spesso la partita doppia costringe molti a un doppio lavoro: fare il proprio e star dietro alla burocrazia di uffici la cui esistenza è difficilmente comprensibile ai più. Uffici, che come dei silo, contengono qualcosa di invisibile agli occhi. Il termine che utilizzano questi uffici per raddoppiare il lavoro delle persone è: adempimenti. Questi uffici sembrano vivere di adempimenti e di attività che sembrano fini a se stesse (generano un qualche valore?).
Tuttavia, se iniziamo a condividere il linguaggio (parlare per farci capire, senza mai avere la supponenza che gli altri siano troppo stupidi per poter intendere correttamente le nostre parole) e a coinvolgere le persone sulle finalità di questa burocrazia cominciamo a capire la prima regola del Kaizen: le persone se coordinano i loro sforzi possono superare moltissimi piccoli e anche grandi problemi.
Small Kaizen, questo problema lo posso risolvere oggi confrontandomi al massimo con un paio di persone;
Medium Kaizen, questo problema lo posso risolvere entro la settimana, coinvolgendo un po’ di persone così da poter avere tutte le competenze necessarie;
Large Kaizen, questo problema richiede una qualche forma di analisi e il coinvolgimento di più persone, ci vorrà qualche settimana e qualche tentativo per comprendere la soluzione migliore da attuare.
Inoltre, se comprendiamo che un’azienda vive di profitti… anche quando è no-profit, riusciamo a capire che i conti devono quadrare grazie alla creazione di valore, cosa ben differente dal ritenere che le persone sono mezzi da usare per il fine di arricchire pochi in modo smodato.
Poi, comprendiamo che i “costi standard” non esistono a causa della variabilità dei fattori che li determinano e che un po’ di statistica applicata non farebbe male anche nella tenuta contabile. Infine, iniziamo a capire, magari, che un costo può essere anche un investimento con un ritorno di lunghissimo termine e che vale la pena formare le persone e migliorare le organizzazioni sul piano operativo.
Concludendo
Se abbandoniamo i roboanti corporate business model made in USA e ci mettiamo nei panni di un nostrano ragionier Filini, Fantozzi o, persino, Fracchia; ecco che una strada italiana a forme utili di documentazione contabile (il cosiddetto reporting) possiamo trovarla.
In particolare possiamo mappare il flusso dei soldi e delegarne persino la gestione, piuttosto che generare pezze d’appoggio ovunque per poi effettuare doppi o tripli controlli incrociati per vedere se tutto quadra.
La contabilità aziendale non è poi così dissimile da un processo manifatturiero e il termine, abusato dai vip, Operations non deve essere mai essere limitato ai processi produttivi.
Tutti i processi sono un insieme di operazioni e tutti i processi possono essere ottimizzati… purché li si veda come parte di un sistema.
Vi ho incuriosito?
Bene, allora possiamo approfondire l’argomento parlando di esempi pratici nel blog!
“SISTEMI DI GESTIONE, UNO SPUNTO AL MESE: LE VOCI DEI PROFESSIONISTI”
Per la nostra rubrica “Le voci dei Professionisti” prosegue la serie dedicata a tematiche e spunti sui sistemi di gestione, curata dall’Ing. Andrea Saviano, che in questo articolo ci fornisce spunti interessanti in merito alla terminologia. Buona lettura!
Cos’è un KLTSS CFO? Traduciamo per i comuni mortali
Chi parla per non farsi capire, solitamente, utilizza paroloni, inglesismi e acronimi; tuttavia, chi sa bene la materia, la sa spiegare in maniera estremamente semplice.
Kaizen, Lean Thinking, Six Sigma for… dummies
Negli USA esiste una folta letteratura for dummies, cioè per “imbranati” o “negati” che dir si voglia, proviamo oggi un approccio simile.
Kaizen, Lean Thinking e Six Sigma sono termini molto utilizzati, abusati e spesso dati quasi per scontati, come se nella vita, tutti noi facessimo di mestiere il consulente aziendale. In realtà (proprio come dicono i vip, cioè i venditori all’ingrosso di paroloni) questi sono dei marchi per costruire dei brand (il brand è l’immagine che uno si fa di una cosa, più questa immagine è simile a una “sega mentale” e più, solitamente, si è disposti a pagare per averla).
– Partiamo dal Kaizen (termine di origine giapponese che non ha nulla a che fare con frasi irrispettose tipo “fatti i Kaizen tuoi”), potremmo tradurlo l’imperfetta perfezione a cui aspiriamo e che attuiamo lavorando su noi stessi con la tecnica dei piccoli passi. Soprattutto, tramite piccoli gesti, solitamente quotidiani (le routine) per spezzare un quieto vivere in cui ripetiamo un sacco di gesti pur sapendo che sono sbagliati. Einstein direbbe: follia è fare sempre la stessa cosa, aspettandosi risultati diversi (citare Einstein un po’ a caso è molto da vip, al punto che a Einstein ormai vengono attribuite frasi che non risulta egli abbia mai detto). Per il Kaizen lo standard è una prestazione che siamo in grado di ottenere senza sforzo, ma – nel concetto di miglioramento continuo a piccoli passi – è un’asticella che possiamo alzare se… ci interessa farlo.
– Passiamo al Lean Thinking (termine coniato un bel dì negli USA alla presentazione di un report sulle aziende innovative, soprattutto in termini di ottimizzazione dei propri processi), in italiano viene detto “pensiero snello” ma si tratta di una orrenda traduzione. Il Lean Thinking è rammentare a se stessi che le aziende non nascono per generare costi ma profitti. Quindi, ragionare per centri di costo è una follia. Le attività di trasformazione – tutte – nascono per generare una qualche forma di valore (da cui il “valore aggiunto”, termine che esce spesso dalla bocca di coloro che amano la matematica solo se i numeri sono seguiti o preceduti dal simbolo di qualche moneta).
– Infine il Six Sigma (termine coniato negli USA per dare “six appeal” alla statistica, materia odiata da tutti, soprattutto da Trilussa, dai polli e dalle rosticcerie). In pratica è l’utilizzo della statistica per poter (inferire) trarre una qualche conclusione oggettiva dai dati a disposizione. Aldilà dell’utilizzo di metodi statistici per arrivare a oggettivare le conclusioni, il Six Sigma vede come odiato nemico la variabilità (o varianza o volatilità o inaffidabilità… come tutti i cattivi che si rispettano questo nemico pubblico numero uno ha molti alias, gli statistici lo chiamano sigma quadro).
Chief Financial Officer
Il termine CFO è un modo elegante per illudere una persona che lavora in contabilità di essere importante anche se non lo è. I titolari d’azienda sanno bene che è più facile regalare un titolo che aumentare uno stipendio, per cui sono piuttosto “generosi” nell’elargire titoli come: super visore; con quel super che fa subito immaginare al neo promosso che, da oggi in poi, si recherà al lavoro volando e indossando una tutina aderente e un mantello.
Il CFO (cioè questo “personaggio dei fumetti”) ha il “super potere” di migliorare i conti aziendali. Ha frequentato prestigiose scuole (più spesso Hogwarts, meno spesso Harward).
Oltre alla contabilità analitica (quella utilizzata per creare Stati Patrimoniali e Conti Economici civilistici (cioè l’analogo della dichiarazione dei redditi ma per le aziende), conosce anche la contabilità industriale e la contabilità direzionale (almeno sulla carta, dove la carta è il diploma ovvero il titolo di studio che ha ottenuto).
Attenzione, quando mette insieme i numeri per la contabilità direzionale non vuole essere chiamato CFO ma controller (perché nelle vesti di controller tiene sotto controllo i costi).
Tuttavia, se il CFO evolve allo stadio di KLTSS-CFO qualcosa nella sua testa cambia (avete presente i raggi gamma e altre tipologie di radiazioni che nella vita reale provocano tumori ma nel mondo Marvel creano super-poteri?).
Irradiato da questo nuovo thinking (modo di pensare), accade qualcosa di miracoloso!
Il suo approccio passa dal pensare il mondo come un insieme di “centri di costo” a vederlo come un insieme di “centri di profitto”. Al grido di guerra “genba kaizen”, come un kamikaze esce dal suo ufficio per precipitarsi con il suo computer portatile nei reparti e, in tal modo, coinvolgere le altre persone, così da avere una visione sistemica del flusso di denaro di cui lui deve tenere la contabilità.
Bella questa storia, vero?
Peccato che sia solo un bel fumetto della Marvel!
Torniamo con i piedi per terra
Lasciamo da parte le narrazioni mitiche dei fuffa-guru e pensiamo alle PMI italiane, cioè realtà aziendali in cui l’arte di arrangiarsi è l’unico “superpotere che funziona”. La contabilità è spesso il nemico pubblico numero uno con la sua burocrazia e con il suo approccio ai numeri. Spesso la partita doppia costringe molti a un doppio lavoro: fare il proprio e star dietro alla burocrazia di uffici la cui esistenza è difficilmente comprensibile ai più. Uffici, che come dei silo, contengono qualcosa di invisibile agli occhi. Il termine che utilizzano questi uffici per raddoppiare il lavoro delle persone è: adempimenti. Questi uffici sembrano vivere di adempimenti e di attività che sembrano fini a se stesse (generano un qualche valore?).
Tuttavia, se iniziamo a condividere il linguaggio (parlare per farci capire, senza mai avere la supponenza che gli altri siano troppo stupidi per poter intendere correttamente le nostre parole) e a coinvolgere le persone sulle finalità di questa burocrazia cominciamo a capire la prima regola del Kaizen: le persone se coordinano i loro sforzi possono superare moltissimi piccoli e anche grandi problemi.
Small Kaizen, questo problema lo posso risolvere oggi confrontandomi al massimo con un paio di persone;
Medium Kaizen, questo problema lo posso risolvere entro la settimana, coinvolgendo un po’ di persone così da poter avere tutte le competenze necessarie;
Large Kaizen, questo problema richiede una qualche forma di analisi e il coinvolgimento di più persone, ci vorrà qualche settimana e qualche tentativo per comprendere la soluzione migliore da attuare.
Inoltre, se comprendiamo che un’azienda vive di profitti… anche quando è no-profit, riusciamo a capire che i conti devono quadrare grazie alla creazione di valore, cosa ben differente dal ritenere che le persone sono mezzi da usare per il fine di arricchire pochi in modo smodato.
Poi, comprendiamo che i “costi standard” non esistono a causa della variabilità dei fattori che li determinano e che un po’ di statistica applicata non farebbe male anche nella tenuta contabile. Infine, iniziamo a capire, magari, che un costo può essere anche un investimento con un ritorno di lunghissimo termine e che vale la pena formare le persone e migliorare le organizzazioni sul piano operativo.
Concludendo
Se abbandoniamo i roboanti corporate business model made in USA e ci mettiamo nei panni di un nostrano ragionier Filini, Fantozzi o, persino, Fracchia; ecco che una strada italiana a forme utili di documentazione contabile (il cosiddetto reporting) possiamo trovarla.
In particolare possiamo mappare il flusso dei soldi e delegarne persino la gestione, piuttosto che generare pezze d’appoggio ovunque per poi effettuare doppi o tripli controlli incrociati per vedere se tutto quadra.
La contabilità aziendale non è poi così dissimile da un processo manifatturiero e il termine, abusato dai vip, Operations non deve essere mai essere limitato ai processi produttivi.
Tutti i processi sono un insieme di operazioni e tutti i processi possono essere ottimizzati… purché li si veda come parte di un sistema.
Vi ho incuriosito?
Bene, allora possiamo approfondire l’argomento parlando di esempi pratici nel blog!
