Il 16 giugno si è tenuto a Roma presso la Regione Lazio un interessante convegno dal titolo “Fondi Europei e Project Management. Un modello integrato di progettazione e gestione”, organizzato dall’Istituto Italiano di Project Management – ISIPM in collaborazione con l’Ente Pubblico Regionale.

Il tema di discussione ha presso le mosse da due stimolanti articoli pubblicati sui numeri n. 24 anno 2016 e n. 26 anno 2016 della Rivista “Il Project Manager”, curati dal GdL di ISIPM composto da Marco Amici, Sabrina Mancini, Federico Porcedda e Franco Stolfi ed aventi ad oggetto una riflessione sui rapporti fra Europrogettazione e Project Management (il primo) e la proposta di un possibile modello di integrazione (il secondo).

È bene evidenziare, in primo luogo, che, nonostante il comune riferimento al concetto di progetto e progettualità, Europrogettazione e Project Management sono due tematiche, e potremmo dire – almeno nelle intenzioni – due discipline diverse. Per Europrogettazione si intende l’insieme di tutte le complesse attività necessarie e strumentali alla produzione, alla stesura e alla presentazione dei progetti europei – intendendosi come tali le proposte di finanziamento indirizzate all’Unione Europea – in risposta agli specifici bandi che questa pubblica quasi quotidianamente; non si tratta di una materia codificata da norme e standard internazionali, quale è invece il Project Management, che viene definito come l’applicazione di conoscenze, capacità professionali e personali, strumenti, metodi e tecniche alle attività di gestione di un progetto per soddisfarne i requisiti.

Non c’è dubbio, peraltro, che – come sottolineato dal gruppo di lavoro di ISIPM negli articoli sopra ricordati e come emerso dalle esperienze concrete raccontate nella prima parte del convegno da esperti del settore – l’Europrogettazione potrebbe trarre grandi vantaggi dall’applicazione di conoscenze e strumenti propri del Project Management, in termini di efficacia ed efficienza della propria azione.

Le aree in cui concordemente è stata rilevata una lacuna dell’Europrogettazione che potrebbe e dovrebbe essere colmata attraverso l’integrazione con i principi e le tecniche del Project Management sono, ad esempio, l’attenzione all’organizzazione del progetto e alla chiara definizione di ruoli e responsabilità, la gestione del rischio, gli strumenti e tecniche per la governance dei progetti/programmi a livello dell’organizzazione, una definizione appropriata degli indicatori di performance, il problem solving e più in generale una maggiore attenzione ai soft skills, tutti aspetti che sono invece grandemente valorizzati, pur se con declinazioni diverse, nei vari framework e standard di Project Management.

Non c’è dubbio peraltro che anche il Project Management possa trarre insegnamenti e comportamenti virtuosi dall’Europrogettazione: basti pensare al fatto che la specifica attenzione alla gestione degli stakeholder e alla gestione dei benefici, che sono da sempre un tratto forte di quest’ultima, sono conquiste relativamente recenti nell’ambito della disciplina del Project Management.

Certo è che l’Europrogettazione si scontra oggi con un problema di fondo, rappresentato dal fatto che il suo obiettivo (che consiste nel rispondere correttamente al bando e quindi portare a casa il denaro) costituisce anche il suo limite, almeno per le modalità con le quali trova spesso, anche se non sempre, applicazione nel nostro paese.

L’auspicio comune è dunque quello che si faccia luogo ad una correzione come sistema, obiettivo che, presumibilmente, potrebbe essere raggiunto proprio attraverso l’integrazione virtuosa delle competenze e della ‘mentalità’ del Project Management nel settore degli interventi finanziati dai fondi europei.

                                                                                                                                                             Lo Staff di PME

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