SCRUM in pillole #2

In occasione della pubblicazione in Italiano di tutti i corsi ed esami Scrum di SCRUMstudy, la cui traduzione è stata curata proprio da PME per conto di VMEdu Inc.,  continuiamo il nostro percorso a puntate su Scrum(1) . La volta scorsa ci eravamo lasciati con due interrogativi: Scrum è adatto per tutti i tipi di progetto? Come è strutturato Scrum? Ad essi proveremo a rispondere sinteticamente nell’appuntamento di oggi.

Scrum è adatto per tutti i tipi di progetto?
La guida SBOK® – Guida al Corpo di Conoscenze di Scrum afferma che Scrum è applicabile in tutti i seguenti casi:
• Portfolio, programmi, e/o progetti di qualsiasi settore industriale
• Prodotti, servizi, o qualsiasi altro risultato che deve essere consegnato agli stakeholder
• Progetti di qualsiasi dimensione o complessità

Questa affermazione non deve però trarci nell’inganno di ritenere che la Guida SBOK® voglia affermare la applicabilità tout court di Scrum, a prescindere da qualsiasi analisi e valutazione del contesto. La regola one fits for all non vale per Scrum esattamente come non vale per nessun altro framework o approccio di Project Management. La sua applicabilità ai più svariati settori industriali, alle più diverse tipologie di prodotti/servizi o risultati  e anche in progetti di grandi dimensioni e di una certa complessità significa semplicemente, come suggerisce il termine, che questo framework ha ‘l’abilità di essere applicato’, cioè la capacità in potenza, che però si trasforma  in atto solo a determinate condizioni, che sono quelle suggerite dal contesto progettuale, esterno e interno. A questo riguardo si suggerisce di utilizzare uno strumento di analisi del metodo/approccio più adatto, in sostanza una griglia di domande sull’organizzazione e le sue procedure (anche con riferimento al livello di rigore documentale richiesto), sul team di progetto, sulla tipologia e sul settore industriale del progetto, sulla struttura organizzativa.  Se dalle risposte a questo set di domande (in tutto 18) emerge, nel minimo, che:

    • l’organizzazione è ben disposta verso il cambiamento
    • lo sponsor di business ha una buona predisposizione e disponibilità a comunicare costantemente  con il team di progetto
    • il progetto si pone in un contesto di alto rischio, tecnologia competitiva e cambiamenti frequenti
    • i requisiti del progetto sono volatili
    • l’organizzazione è flessibile, o almeno non totalmente rigida, rispetto ai requisiti di documentazione del progetto

… allora Scrum è la scelta giusta! Quello che possiamo aggiungere, semmai, è che il terzo e il quarto fattore sono un dato oggettivo, che oggi si riscontra peraltro in modo sempre crescente e nei più svariati settori; le altre condizioni invece riguardano la mentalità dell’organizzazione (il contesto interno) e rappresentano pertanto un fattore modificabile, se sussistono la volontà e la motivazione a farlo.

Come è strutturato Scrum?
La guida SBOK® suddivide il framework Scrum in tre grandi aree, che costituiscono i tre ingranaggi che ne permettono la comprensione e applicazione ottimale:

  • Sei principi: le fondamenta di Scrum
  • Cinque aspetti: le aree di gestione che sono considerate importanti per tutti i progetti Scrum
  •  Diciannove processi fondamentali: ciascuno con i suoi input, strumenti e output,  rappresentano linee di indirizzo per l’applicazione efficace di Scrum. Ad essi si aggiungono poi dei processi specifici per l’applicazione del framework in progetti complessi o  a livello di impresa (programmi e portfolio).

Quali sono e cosa implicano i principi di Scrum?
Lo vedremo insieme nel prossimo appuntamento di ‘Scrum in pillole’ … vi aspettiamo!

Lo Staff di PME

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