“SISTEMI DI GESTIONE, UNO SPUNTO AL MESE: LE VOCI DEI PROFESSIONISTI”
Per la nostra rubrica “Le voci dei Professionisti” prosegue la serie dedicata a tematiche e spunti sui sistemi di gestione, curata dall’Ing. Andrea Saviano, che in questo articolo ci fornisce spunti interessanti. Buona lettura!
Perché volere non è “potere”, ma è “cercare”
Volere è un ausiliare “potente”, ma se la perseveranza è una virtù, l’ostinazione è di sicuro un difetto; inoltre, rammentiamoci che non esiste provare, esiste fare o non fare, e se non si riesce a fare, forse, è meglio desistere
La forza di volontà spesso rischia di trasformarsi in un boomerang
Uno degli ambiti che mi ha richiesto maggiormente “forza di volontà” (la dovevo comprare all’ingrosso e in quantità industriali) è stato quello della costruzione e governo dei sistemi per la gestione. Non nasco “uomo della qualità” (uno dei termini più orrendi che io abbia dovuto ascoltare). Io nasco podalico (quindi: savian contrario) e con il desiderio nel cuore di usare la mia curiosità come leva per sollevare il mondo. Contando molto sull’ingegno come “piede di porco universale” per aprire le “porte” che trovo chiuse (porte = problemi da risolvere), mi definisco “ingegnere”, perché amo usare l’ingegno. Ne deriva che un diploma in ingegneria non ti rende ingegnere. Un esame di stato ti conferisce il titolo, ma non ti rende ingegnere. Un lavoro ti fa fare l’ingegnere, ma non ti fa essere un ingegnere.
Fu così che, a un colloquio di lavoro, alla domanda: a lei piace fare o far fare?
Io risposi: a me piace fare il mio e che gli altri facciano il loro, ma perché ciò si realizzi, spesso devo trovare il modo per far fare agli altri il loro, in modo che io possa fare il mio.
Ed ecco i due temi che ci accompagnano ormai da più di un anno:
- organizzazioni;
- sistemi per la gestione.
Poiché, spesso, ci troviamo a sbattere contro un muro, si pone altrettanto spesso il problema se “sbattere” sia il modo migliore per agire e affrontare la cosa.
Ma riflettiamo attimo su come possiamo superare un muro:
- se ne siamo in grado, possiamo arrampicarci e scavalcarlo;
- se non è infinitamente lungo, possiamo cercare di aggirarlo;
- se non è incredibilmente solido, possiamo provare ad abbatterlo;
- se è troppo alto e troppo largo, possiamo scavare e passarci sotto.
Insomma, di per sé un muro non è un ostacolo invalicabile, purché non ci si ostini a ripetere un approccio che si rivela fallimentare.
Madre natura a volte è crudele altre volte è bizzarra
Proviamo, per un attimo, a usare l’ingegno. Nessuno di noi è un essere umano “ideale” o, meglio, nessuno di noi è esente da un qualche “difetto”. Questo punto debole è il… punto di forza di molti di noi, perché in un modo o nell’altro lo abbiamo superato. Non abbiamo superato i nostri limiti fisici o intellettuali solo perché lo volevamo, il più delle volte abbiamo cercato una nostra via che ci portasse oltre l’ostacolo.
Cercare il modo di ottenere qualcosa inizia, ad esempio, con camminare, prosegue con parlare, scrivere e leggere, fare di conto e via discorrendo fino a risolvere complicate equazioni differenziali e, alla fine, realizzare stupidi moduli Excel per far sembrare che un “sistema per la gestione” esista (sto scherzando… o forse no).
Ovviamente all’inizio Darwin ha la meglio si di noi: non sopravvive la specie più intelligente, ma quella che si adatta prima alla stupidità che lo circonda.
Poi, però, predomina l’empatia: se l’altro è simile a me, potrei fargli condividere il mio punto di vista!
Pianificare, progettare e programmare… una vacanza
Questo post esce ad agosto e credo che questo sia il periodo migliore per spiegare come pianificare, progettare e programmare… un sistema per la gestione. Ad esempio potremmo creare un “sistema per la gestione” delle… vacanze, perché “voglio” andare in vacanza!
Spiegare le cose con esempi che siano facili da comprendere e appartengono al vissuto di ognuno di noi è molto meglio che parlare ai dipendenti di un’azienda in termini di task, deliverable, team e tutto il tit for tat che appartiene ai vip (gli ormai famosi venditori all’ingrosso di paroloni).
Andiamo al sodo: pianificare, progettare e programmare per molte persone sono dei sinonimi, ma le cose non stanno proprio così (in realtà non esistono due parole diverse che esprimono il medesimo concetto, se sopravvivono, allora hanno un significato differente).
- Pianificare una vacanza è un qualcosa che si focalizza sul concetto più generale del termine vacanza. Un vip ci direbbe che ci si concentra solo su degli “obiettivi strategici” (su che cosa?!?). Io vi dico semplicemente che ho voglia di andare in un paese caldo come la Spagna a godermi il mare, l’arte e la storia possibilmente grazie un viaggio organizzato, motivo per cui andrò a Valencia dove, quest’anno, c’è l’eclissi solare (non “ho programmato di andare”, per ora ho maturato solo l’intenzione di andarci).
- Progettare una vacanza prevede di affrontare tutti i dettagli che riguardano lo spostarsi altrove:
- che agenzie di viaggio ci sono dalle mie parti?
- mi basta la carta d’identità o serve visto e passaporto?
- utilizzano l’euro o un’altra tipologia di moneta?
- che prezzi e che disponibilità hanno alberghi e b&b?
- devo conoscere lo spagnolo o basta saper parlare l’inglese?
- cosa mi metto in valigia?
- cosa c’è da vedere nei dintorni?
- come ci si può muovere una volta arrivati lì?
- … e via discorrendo
- Programmare una vacanza significa realizzare un crono programma più o meno dettagliato:
- a che ora devo puntare la sveglia per essere all’aeroporto in tempo per effettuare il check-in?
- a che ora arrivo a Valencia?
- per che ora sarò in albergo?
- … e via discorrendo
Invece di andare in vacanza, vediamo di andare in… azienda. Ogni processo è una località differente da visitare. Quindi, per decidere dove vogliamo andare dobbiamo mappare questi luoghi virtuali e mappare i processi sarà l’argomento di un altro articolo (prometto, croce sul cuore).
Concludendo
Quindi, volere qualcosa non è banale. Non basta desiderare ardentemente. Non basta scrivere una letterina a Babbo Natale. Non è sufficiente pensarlo mentre si soffia sulla candelina di compleanno.
Volere significa mettere in piedi la ricerca di una via per arrivare a destinazione (pianificare, progettare e programmare, il tutto non necessariamente in maniera formale).
Lo strumento principe per attuare una volontà sono i “sistemi per la gestione”.
Ora, se avete un “sistema DI gestione” (una di quelle cose sulla carta in cui ci si illude che le cose accadano da sole) e volete passare a un “sistema PER la gestione” (un insieme di persone che si organizzano per raggiungere un comune scopo) io sono disponibile a discuterne nel blog facendo riferimento a casi pratici… approfittatene!
“SISTEMI DI GESTIONE, UNO SPUNTO AL MESE: LE VOCI DEI PROFESSIONISTI”
Per la nostra rubrica “Le voci dei Professionisti” prosegue la serie dedicata a tematiche e spunti sui sistemi di gestione, curata dall’Ing. Andrea Saviano, che in questo articolo ci fornisce spunti interessanti. Buona lettura!
Perché volere non è “potere”, ma è “cercare”
Volere è un ausiliare “potente”, ma se la perseveranza è una virtù, l’ostinazione è di sicuro un difetto; inoltre, rammentiamoci che non esiste provare, esiste fare o non fare, e se non si riesce a fare, forse, è meglio desistere
La forza di volontà spesso rischia di trasformarsi in un boomerang
Uno degli ambiti che mi ha richiesto maggiormente “forza di volontà” (la dovevo comprare all’ingrosso e in quantità industriali) è stato quello della costruzione e governo dei sistemi per la gestione. Non nasco “uomo della qualità” (uno dei termini più orrendi che io abbia dovuto ascoltare). Io nasco podalico (quindi: savian contrario) e con il desiderio nel cuore di usare la mia curiosità come leva per sollevare il mondo. Contando molto sull’ingegno come “piede di porco universale” per aprire le “porte” che trovo chiuse (porte = problemi da risolvere), mi definisco “ingegnere”, perché amo usare l’ingegno. Ne deriva che un diploma in ingegneria non ti rende ingegnere. Un esame di stato ti conferisce il titolo, ma non ti rende ingegnere. Un lavoro ti fa fare l’ingegnere, ma non ti fa essere un ingegnere.
Fu così che, a un colloquio di lavoro, alla domanda: a lei piace fare o far fare?
Io risposi: a me piace fare il mio e che gli altri facciano il loro, ma perché ciò si realizzi, spesso devo trovare il modo per far fare agli altri il loro, in modo che io possa fare il mio.
Ed ecco i due temi che ci accompagnano ormai da più di un anno:
- organizzazioni;
- sistemi per la gestione.
Poiché, spesso, ci troviamo a sbattere contro un muro, si pone altrettanto spesso il problema se “sbattere” sia il modo migliore per agire e affrontare la cosa.
Ma riflettiamo attimo su come possiamo superare un muro:
- se ne siamo in grado, possiamo arrampicarci e scavalcarlo;
- se non è infinitamente lungo, possiamo cercare di aggirarlo;
- se non è incredibilmente solido, possiamo provare ad abbatterlo;
- se è troppo alto e troppo largo, possiamo scavare e passarci sotto.
Insomma, di per sé un muro non è un ostacolo invalicabile, purché non ci si ostini a ripetere un approccio che si rivela fallimentare.
Madre natura a volte è crudele altre volte è bizzarra
Proviamo, per un attimo, a usare l’ingegno. Nessuno di noi è un essere umano “ideale” o, meglio, nessuno di noi è esente da un qualche “difetto”. Questo punto debole è il… punto di forza di molti di noi, perché in un modo o nell’altro lo abbiamo superato. Non abbiamo superato i nostri limiti fisici o intellettuali solo perché lo volevamo, il più delle volte abbiamo cercato una nostra via che ci portasse oltre l’ostacolo.
Cercare il modo di ottenere qualcosa inizia, ad esempio, con camminare, prosegue con parlare, scrivere e leggere, fare di conto e via discorrendo fino a risolvere complicate equazioni differenziali e, alla fine, realizzare stupidi moduli Excel per far sembrare che un “sistema per la gestione” esista (sto scherzando… o forse no).
Ovviamente all’inizio Darwin ha la meglio si di noi: non sopravvive la specie più intelligente, ma quella che si adatta prima alla stupidità che lo circonda.
Poi, però, predomina l’empatia: se l’altro è simile a me, potrei fargli condividere il mio punto di vista!
Pianificare, progettare e programmare… una vacanza
Questo post esce ad agosto e credo che questo sia il periodo migliore per spiegare come pianificare, progettare e programmare… un sistema per la gestione. Ad esempio potremmo creare un “sistema per la gestione” delle… vacanze, perché “voglio” andare in vacanza!
Spiegare le cose con esempi che siano facili da comprendere e appartengono al vissuto di ognuno di noi è molto meglio che parlare ai dipendenti di un’azienda in termini di task, deliverable, team e tutto il tit for tat che appartiene ai vip (gli ormai famosi venditori all’ingrosso di paroloni).
Andiamo al sodo: pianificare, progettare e programmare per molte persone sono dei sinonimi, ma le cose non stanno proprio così (in realtà non esistono due parole diverse che esprimono il medesimo concetto, se sopravvivono, allora hanno un significato differente).
- Pianificare una vacanza è un qualcosa che si focalizza sul concetto più generale del termine vacanza. Un vip ci direbbe che ci si concentra solo su degli “obiettivi strategici” (su che cosa?!?). Io vi dico semplicemente che ho voglia di andare in un paese caldo come la Spagna a godermi il mare, l’arte e la storia possibilmente grazie un viaggio organizzato, motivo per cui andrò a Valencia dove, quest’anno, c’è l’eclissi solare (non “ho programmato di andare”, per ora ho maturato solo l’intenzione di andarci).
- Progettare una vacanza prevede di affrontare tutti i dettagli che riguardano lo spostarsi altrove:
- che agenzie di viaggio ci sono dalle mie parti?
- mi basta la carta d’identità o serve visto e passaporto?
- utilizzano l’euro o un’altra tipologia di moneta?
- che prezzi e che disponibilità hanno alberghi e b&b?
- devo conoscere lo spagnolo o basta saper parlare l’inglese?
- cosa mi metto in valigia?
- cosa c’è da vedere nei dintorni?
- come ci si può muovere una volta arrivati lì?
- … e via discorrendo
- Programmare una vacanza significa realizzare un crono programma più o meno dettagliato:
- a che ora devo puntare la sveglia per essere all’aeroporto in tempo per effettuare il check-in?
- a che ora arrivo a Valencia?
- per che ora sarò in albergo?
- … e via discorrendo
Invece di andare in vacanza, vediamo di andare in… azienda. Ogni processo è una località differente da visitare. Quindi, per decidere dove vogliamo andare dobbiamo mappare questi luoghi virtuali e mappare i processi sarà l’argomento di un altro articolo (prometto, croce sul cuore).
Concludendo
Quindi, volere qualcosa non è banale. Non basta desiderare ardentemente. Non basta scrivere una letterina a Babbo Natale. Non è sufficiente pensarlo mentre si soffia sulla candelina di compleanno.
Volere significa mettere in piedi la ricerca di una via per arrivare a destinazione (pianificare, progettare e programmare, il tutto non necessariamente in maniera formale).
Lo strumento principe per attuare una volontà sono i “sistemi per la gestione”.
Ora, se avete un “sistema DI gestione” (una di quelle cose sulla carta in cui ci si illude che le cose accadano da sole) e volete passare a un “sistema PER la gestione” (un insieme di persone che si organizzano per raggiungere un comune scopo) io sono disponibile a discuterne nel blog facendo riferimento a casi pratici… approfittatene!
